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The publication of this book is an event in the making. All over the world scientists, psychologists, and philosophers are waiting to read Antonio Damasio’s new theory of the nature of consciousness and the construction of the self. A renowned and revered scientist and clinician, Damasio has spent decades following amnesiacs down hospital corridors, waiting for comatose patients to awaken, and devising ingenious research using PET scans to piece together the great puzzle of consciousness. In his bestselling Descartes’ Error, Damasio revealed the critical importance of emotion in the making of reason. Building on this foundation, he now shows how consciousness is created. Consciousness is the feeling of what happens-our mind noticing the body’s reaction to the world and responding to that experience. Without our bodies there can be no consciousness, which is at heart a mechanism for survival that engages body, emotion, and mind in the glorious spiral of human life. A hymn to the possibilities of human existence, a magnificent work of ingenious science, a gorgeously written book, The Feeling of What Happens is already being hailed as a classic.

Music’s ability to express and arouse emotions is a mystery that has fascinated both experts and laymen at least since ancient Greece. The predecessor to this book ‘Music and Emotion’ (OUP, 2001) was critically and commercially successful and stimulated much further work in this area. In the years since publication of that book, empirical research in this area has blossomed, and the successor to ‘Music and Emotion’ reflects the considerable activity in this area.

Cronodiànoia è un neologismo che sta a significare il pensiero e sentimento del tempo. L’autore porta avanti con questo libretto di una settantina di pagine in versione bilingue italiana ed inglese un lungo percorso di riflessione, sui linguaggi del XX e XXI secolo e la dimensione temporale della musica, iniziato nel 2002 con “Introduzione alla modalità e al pensiero musicale moderno” (Bérben 2002). Il desiderio è quello di compiere un passo ulteriore oltre l’estetica post-moderna, e di liquidare definitivamente alcuni retaggi del XX secolo, primi tra tutti il rifiuto o l’incapacità di relazionarsi alla dimensione emotiva della musica, ed in secondo luogo il rifiuto di prenderne in considerazione la dimensione percettiva. Uno dei fondamenti del suo lavoro è il recente libro di J. Sloboda, “Music and Emotions”, ancora pressoché sconosciuto in italia. La dimensione temporale acquista una nuova importanza col prestare grande attenzione alle durate e alla ricchezza dei diversi flussi temporali. Mentre risuonano intorno ai principi di questa estetica i valori scelti da Calvino nelle sue “Lezioni americane”.

Che cosa succede nella mente quando ascoltiamo la nostra canzone preferita? Il cervello come elabora l’informazione musicale? Suonare uno strumento favorisce lo sviluppo del bambino? Che cos’è la musicoterapia? E a che cosa è dovuto il suo successo? Il volume, in edizione rivista e aggiornata, risponde a queste e altre domande, presentando le diverse teorie sulla psicologia della musica e gli sviluppi più recenti nell’ambito delle neuroscienze cognitive.

Questo saggio vuol essere una sintesi di quanto le Neuroscienze offrono costantemente alla nostra attenzione sull’affascinante rapporto Musica-Cervello. L’esplorazione di un percorso millenario che dal Mito conduce alla Scienza è una sfida che abbiamo cercato di affrontare con umiltà e amore. L’amore che deriva da una semplice e provvidenziale consuetudine: l’ascolto! I numerosi approfonditi studi funzionali, corredati da splendide neuroimmagini, hanno modificato profondamente negli ultimi 20 anni l’approccio ad un tema che la ricerca oggi può condurre con una strumentazione sempre più sofisticata. Ugualmente la musicoterapia, anche se con difficoltà, si va affermando come accettata terapia di supporto, mentre già Novalis asseriva: “Ogni malattia ha una soluzione musicale. Maggiore è il talento musicale del medico, tanto più breve e completa è la soluzione”. Di tutto ciò viene offerta in queste pagine una documentata esplorazione, frutto di una allegata ricerca bibliografica che può rappresentare il punto di partenza per ulteriori approfondimenti.

Diese Gespräche über Musik sind im Jahr 1937 zwischen Wilhelm Furtwängler und Walter Abendroth geführt worden. Sie beziehen sich stets auf ein bestimmtes Thema, so zur Frage der verschiedenen Möglichkeiten der Interpretation, zur Wechselwirkung zwischen Künstler und Publikum, zum Verhältnis zwischen Orchester und Dirigent, zur klassischen und modernen, zur tonalen und atonalen Musik. Wilhelm Furtwängler äußert sich lebendig temperamentvoll, immer seiner künstlerischen Aufgabe bewusst und nie den Sinn für die Klarheit und Logik im Musikalischen verlierend. “Wie sehr bewusste denkerische Arbeit ihrerseits im unmittelbaren Erlebnis des Kunstwerkes wurzelt und nur von dorther bestimmt wird, das zu empfinden und dem nachzuspüren”, so schreibt Walter Abendroth, “wird für den Leser dieser Gespräche sicherlich von besonderem Reiz sein.”

Quanto spazio concedono alla libertà dell’interprete un testo sacro come una sonata di Beethoven o un articolo della Costituzione? Nella musica così come nel diritto, di fronte a una legge o a una suite di Bach, l’interprete si muove sempre in una delicata zona di confine che si situa tra l’eseguire e il creare. Dall’anelito alla perfezione alla deriva dei virtuosismi, dal gusto dell’improvvisazione alla necessità dell’innovazione, il compito più alto, e arduo, dell’interprete è quello di farsi tramite fra passato e futuro.

Che cosa sono i suoni? Messaggeri di informazioni cruciali per il riconoscimento degli oggetti che ci circondano o entità evanescenti e distinte da essi? Perché, pur essendo sempre sommersi da suoni di cui non siamo consapevoli, ci accorgiamo immediatamente della loro assenza nelle situazioni di più totale silenzio? Come li percepiamo? Dove si trovano? E qual è la loro dimensione temporale?
Queste sono alcune delle domande a cui risponde Il suono, un’inedita introduzione a temi che possono interessare tanto il lettore esperto quanto quello curioso. Scoprire cosa si nasconde dietro la percezione uditiva rivela il fascino di una modalità sensoriale davvero sorprendente che dà accesso al misterioso regno del suono e della musica. 

“Time” is the most commonly used noun in the English language; it’s always on our minds and it advances through every living moment. But what is time, exactly? Do children experience it the same way adults do? Why does it seem to slow down when we’re bored and speed by as we get older? How and why does time fly?

In this witty and meditative exploration, award-winning author and New Yorker staff writer Alan Burdick takes readers on a personal quest to understand how time gets in us and why we perceive it the way we do. In the company of scientists, he visits the most accurate clock in the world (which exists only on paper); discovers that “now” actually happened a split-second ago; finds a twenty-fifth hour in the day; lives in the Arctic to lose all sense of time; and, for one fleeting moment in a neuroscientist’s lab, even makes time go backward. Why Time Flies is an instant classic, a vivid and intimate examination of the clocks that tick inside us all.

Nietzsche was one of the most revolutionary and subversive thinkers in Western philosophy, and Thus Spoke Zarathustra remains his most famous and influential work. It describes how the ancient Persian prophet Zarathustra descends from his solitude in the mountains to tell the world that God is dead and that the Superman, the human embodiment of divinity, is his successor. Nietzsche’s utterance ‘God is dead’, his insistence that the meaning of life is to be found in purely human terms, and his doctrine of the Superman and the will to power were all later seized upon and unrecognisably twisted by, among others, Nazi intellectuals. With blazing intensity and poetic brilliance, Nietzsche argues that the meaning of existence is not to be found in religious pieties or meek submission to authority, but in an all-powerful life force: passionate, chaotic and free. 

Gli antichi si facevano guidare dai sogni. Oggi, invece, con il regno di Morfeo abbiamo poca dimestichezza. Tutti sanno cosa sia un sogno, ma in pochi se ne ricordano al risveglio. Cosa succede nella nostra mente quando entriamo in questa singolare dimensione di fantasia e di metafora? Qual è la chiave per estrarre un significato dai suoi numerosi simboli, così densi di dettagli e di indizi? Di certo, nessuno può immergersi nei sotterranei della coscienza senza aver vissuto: la materia dell’attività onirica è tutta nei ricordi. Ma la logica degli eventi è fluida e vaga. E quindi: cosa sono i sogni? A cosa servono?
Sidarta Ribeiro si rivolge a uno dei grandi rompicapi dell’umanità e ci guida nella contemplazione della nostra vita interiore, lungo un cammino di secoli  e millenni. Le prime prove storiche della presenza di fenomeni onirici risalgono all’inizio della civiltà. Il neuroscienziato ricostruisce il modo in cui sognavano gli uomini preistorici e poi gli antichi, che trattavano il sogno come un oracolo del futuro. Con il passare del tempo l’oracolo mutò di funzione e di significato, finché con Freud il nostro rapporto con l’esperienza onirica cambiò completamente, perché l’attenzione si concentrò tutta sul passato.